di Romina Balducci
La scoperta potrebbe cambiare l’approccio terapeutico all’ansia patologica.
In neuropsicologia, ansia e paura sono due reazioni a un pericolo ma con una diferenza fondamentale: la paura è una reazione a una minaccia presente e concreta, l’ansia è una reazione a una minaccia solo ipotetica.
Ma, se in passato si pensava che a controllare la paura fosse l’amigdala e a controllare l’ansia il nucleo della stria terminale (BNST), oggi un nuovo studio sperimentale pubblicato sul “Journal of Neuroscience” da Alexander Shackman afferma che la distinzione tra i due circuiti cerebrali non è così netta: le due regioni sono risultate sensibili a minacce certe e incerte.
Questa conclusione potrebbe avere ricadute notevoli sulle ricerche e sui trattamenti per i disturbi mentali, in particolare l’ansia patologica.

Le reazioni psicologiche e quelle comportamentali alle minacce – concrete o anche solo ipotetiche – sono controllate da circuiti neurali comuni: lo rivela un nuovo studio sperimentale che smentisce un modello consolidato delle neuroscienze.

Paura e ansia condividono gli stessi circuiti cerebrali, contrariamente a quanto ritenuto finora. Lo rivela un nuovo studio sperimentale pubblicato sul “Journal of Neuroscience” da Alexander Shackman, dell’Università del Maryland, e colleghi di una collaborazione internazionale, che apre la strada alla revisione almeno parziale di alcuni modelli neurobiologici.

Nel linguaggio comune, paura e ansia vengono spesso confuse. In neuropsicologia, vengono considerate entrambe reazioni a un pericolo, ma mentre nel caso della paura si tratta di una minaccia presente e concreta, nel caso dell’ansia la minaccia è solo ipotetica.

Studi condotti in passato hanno portato a concludere che la paura sia controllata dall’amigdala, una struttura situata nel lobo temporale del cervello, coinvolta nell’elaborazione di processi superiori, come le emozioni e la memoria delle emozioni. Quando il soggetto percepisce un pericolo attraverso gli organi di senso, l’amigdala innesca il rilascio degli ormoni associati alla reazione di attacco e fuga, attivando il sistema circolatorio e quello muscolare, nonché l’intestino. I segnali associati all’ansia, invece, sarebbero elaborati dal nucleo della stria terminale (BNST).

Ma secondo lo studio Shackman e colleghi la distinzione tra le funzioni cerebrali non è così netta, perché le due regioni cerebrali sono risultate ugualmente sensibili a minacce certe e incerte.

Gli autori hanno condotto una serie di test in cui 99 volontari ricevevano una scossa dolorosa associata a un’immagine e a un suono spiacevoli, che potevano arrivare in momenti certi o incerti. Nel frattempo, il loro cervello veniva sottoposto a scansioni di risonanza magnetica funzionale, una tecnica che permette di rilevare le aree che si attivano mentre un soggetto è impegnato in un compito.

Dai dati raccolti è emerso che, nell’attesa delle minacce, che fossero prevedibili o imprevedibili, l’attivazione cerebrale riguardava circuiti neurali che includevano sia l’amigdala sia il nucleo della stria terminale. L’analisi successiva ha mostrato un dato ancora più netto: le due strutture cerebrali mostravano risposte tra loro statisticamente indistinguibili.

La sperimentazione indica dunque che gli stati di paura e di ansia sono controllati da un insieme comune di unità neurali di base, una conclusione che potrebbe avere notevoli ricadute sulle ricerche e sui trattamenti per i disturbi mentali, in particolare per l’ansia patologica. (red)

Fonte: LeScienze.it

Categoria: Scienza&Salute

commenti

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *