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di Giorgia Marcimino
Terapista della Riabilitazione Psichiatrica .

L’atto del disegnare o produrre immagini e forme è un’azione che permette al paziente psichiatrico di avvicinarsi al proprio mondo interiore: questo il principale obiettivo del laboratorio di Arteterapia della Serenity House.

La partecipazione e l’inserimento all’interno del nostro atelier è aperta a tutti: lo scambio che avviene grazie ad un’attività comune permette infatti una socializzazione graduale, ed è anche un modo per misurarsi con l’altro attraverso la produzione artistica, avendo l’opportunità di esprimere il proprio mondo interiore in un ambiente che non rappresenta una minaccia.

Come nel sogno infatti, le immagini sono protette da una forma di “censura”, la cui creazione permette all’utente di esporsi o nascondersi quanto serve per sentirsi protetto dai giudizi altrui. Per questo è di fondamentale importanza accogliere una qualsiasi creazione e espressione artistica del soggetto, indipendentemente dalla qualità del lavoro. Tutto è ben accetto: sia un disegno articolato, sia gli scarabocchi, le stereotipie, o addirittura l’assenza di produzione.

Secondo lo psichiatra Giorgio Bedoni: “l’arteterapia è un campo di esperienza dai confini mobili, che individua i propri elementi costitutivi nel delicato equilibrio tra procedure tecniche e libertà espressiva, tra cornice dello scenario, il setting artistico e le dinamiche relazionali sollecitate dal processo creativo”.

Il “primo contatto con la materia” è stato fondamentale per il piccolo gruppo di arteterapia del Serenity House, formato da pazienti psichiatrici con comorbidità di altri disturbi cognitivi: il contatto con i colori, i materiali differenti e l’approccio iniziale con una produzione spontanea in un ambiente protetto. Perché un operatore, che già li affianca nel quotidiano e con il quale già esiste una relazione empatica e di fiducia, è fondamentale per permettere al paziente di avvicinarsi al laboratorio come in un’esperienza personale e non come in un “compito scolastico” da eseguire.

Questo primo passo ha permesso di osservare quanto delle abilità di base fossero ancora presenti o in deterioramento nei pazienti.

Nell’uso del colore si è visto come alcuni utenti avessero mantenuto un collegamento con i colori reali, svolgendo il lavoro in autonomia, mentre altri hanno mostrato difficoltà nel gestire il colore, chiedendo un sostegno dell’operatore che, incentivandoli a scegliere ma al tempo stesso mostrandosi accogliente alla loro “indecisione”, stimola una scelta personale e motivata della tinta.

La forma e il tratto sono state altre due caratteristiche primarie da osservare nel primo contatto con una produzione artistica. Anche qui si è potuto verificare da parte di alcuni una maggiore precisione e cura nel voler creare qualcosa di realistico, di “socialmente accettato”, del “bello”. Un secondo gruppo ricercava invece il sostegno dell’operatore, temendo che il loro disegno fosse imperfetto, non bello, poiché emergevano delle difficoltà nel mantenere il contorno del disegno. Anche in questo caso il sostegno dell’operatore ha permesso agli ospiti di non sentirsi inadatti, cosa che avrebbe causato disagio con conseguente abbandono del gruppo, ma anzi ha permesso di accettarsi e apprezzare il proprio lavoro, frutto di sforzo e impegno.

Nell’uso del materiale si è osservato un primo gruppo di utenti che maggiormente aveva ricercato un contatto con la realtà, manifestando una critica nella scelta del materiale, alternando colori a spirito e colori a matita, andando anche a modulare l’intensità del colore per evitare che il foglio si impregnasse di colore e si bucasse. Il secondo gruppo invece si mostrava indifferente nella scelta, ma osservava molto il lavoro degli altri: infatti dopo aver scelto il colore a spirito e aver notato che il proprio foglio era intriso di colore e quindi ormai strappato, ha seguito l’esempio degli altri partecipanti, utilizzando il colore a matita, in modo spontaneo e senza alcuna richiesta di conferma. Questo aspetto evidenzia l’importanza del gruppo e del confronto all’interno di esso.

Durante il laboratorio è stata anche riprodotta della musica, canzoni italiane conosciute dagli ospiti: questo ultimo aspetto ha contribuito a creare un ambiente creativo e sereno, in cui l’ospite può sentirsi a suo agio, vivendo l’esperienza in modo divertente, spostando l’attenzione dalle aspettative e favorendo la spontaneità.

Già dalle prime osservazioni è emerso il temperamento dei partecipanti al gruppo, che manifestano le loro caratteristiche in modo inconscio e inconsapevole.

Proprio questo è il fine dell’Arteterapia: permettere al paziente di esprimere un sentimento, una propria caratteristica o un pensiero in una forma differente da quella verbale.

Una espressività che ha comunque trovato il modo di manifestarsi: ogni paziente, in spontaneamente e senza essere indirizzato dall’operatore, ha avuto piacere di “raccontare” il proprio disegno, spiegando il significato dei colori usati. Ciò ha sorpreso molto positivamente gli operatori del reparto, in quanto alcune di queste persone sono spesso silenziose e impostano la relazione con l’operatore solo richiedendo beni primari o utilizzando frasi stereotipate.

Il disegno e l’epressione artistica hanno invece spronato i partecipanti del gruppo di Arteterapia del Serenity House ad esteriorizzare efficacemente i propri pensieri.

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