di Admin

Nei mesi scorsi, al Gruppo Atena abbiamo dovuto affrontare, come tutti, un lungo periodo di lockdown a causa del Covid: tra le difficili restrizioni e le debite rinunce necessarie per garantire la sicurezza di ognuno, abbiamo raccolto alcune impressioni dai pazienti del Molino Giovanetti, una delle strutture del Gruppo Atena, che accoglie i suoi ospiti.

Come hai accolto la notizia della pandemia?

M.D.: Non è stata una notizia piacevole ed è stato difficile comprendere tutto ciò che questa situazione ha comportato. Piano piano mi sono dovuto rassegnare all’isolamento, e questa situazione mi ha scatenato parecchia ansia, che sto imparando a gestire grazie all’aiuto degli operatori.

Ti sei sentita in pericolo quando è arrivata la notizia del COVID19? Perché?

S.C.: Inizialmente mi sono sentita in pericolo: mi sono state date tante notizie tutte insieme, alcune facili da comprendere, altre molto tecniche e difficili da metabolizzare. Si parlava di contagi, di numeri, di misure di sicurezza e tutte queste informazioni caotiche mi hanno confusa. Inoltre, non sono potuta andare a casa e ciò mi ha reso parecchio triste e ansiosa ma, ragionandoci sopra, se anche avessi potuto avrei avuto paura di prendere il virus sui mezzi di trasporto e infettare di conseguenza miei genitori, che sono anziani. È vero, le misure di sicurezza inizialmente mi hanno fatta sentire in gabbia, troppo contenuta, addirittura trattenuta contro la mia volontà, ma posso solo ringraziare che siano state prese tempestivamente e in modo assolutamente professionale.

Come hai vissuto la notizia dell’improvviso lockdown?

V.S.: Subito ho provato una forte ansia e nervosismo, perché avevo in programma di essere trasferita nel giro di poco tempo. Ho dovuto aspettare senza sapere quando sarei potuta uscire, senza avere una data certa né notizie su cosa mi sarebbe successo una volta uscita; per me questo argomento rimane tuttora un tasto dolente, un punto delicato. La situazione che stiamo vivendo da mesi mi fa provare molta rabbia e a volte faccio ancora fatica ad accettare queste misure e a distrarmi.

Cosa è cambiato nella tua routine?

A.R.: La mia routine non è variata molto: continuo ad occuparmi delle mie mansioni, mi tengo impegnato e cerco di lavorare su me stesso. Proprio in uno dei momenti che mi sono preso per pensare, mi sono reso conto di quanto mi manchino i miei familiari, gli amici e tutti gli affetti che ho al di fuori della comunità. Di conseguenza, sono diventato più affettuoso ed esprimo i miei sentimenti ogni volta che ne ho l’occasione: non manco mai di dire alla mia famiglia “vi voglio bene”, nonostante a volte si litighi e si faccia fatica a comprenderci l’un l’altro. Mi sento maturato sotto questo punto di vista.

Come hai reagito alle misure di sicurezza che sono state adottate in struttura? Ti sei sentito spaventato o più al sicuro?

F.F.: Al’’inizio non ho reagito bene, soprattutto perché non pensavo che sarebbero state così drastiche. Mi sono sentito recluso, privato della libertà: non è stato facile da accettare nell’immediato. In seguito, seguendo anche le notizie dai telegiornali e da internet, mi sono reso conto della reale pericolosità del virus e mi sono sentito sollevato di non aver corso questo pericolo uscendo.

Cosa pensi della gestione dell’emergenza al Mulino?

L.D.O.: Le misure di sicurezza adottate nella nostra struttura penso che siano state molto preventive, sia rispetto a ciò che avveniva all’esterno, sia rispetto al pericolo percepito. Ho capito in seguito la reale pericolosità del virus, le sue caratteristiche e la situazione seria che si è venuta a creare negli ospedali e che in generale ha colpito la comunità mondiale. La mia vita e la mia routine quotidiana non ne hanno risentito, anche se comprendo bene che molte persone possano essere rimaste impaurite di fronte alle notizie dei telegiornali. Io, personalmente, penso che non si possa vivere con la paura della morte: bisogna sicuramente essere cauti e rispettare le norme di sicurezza promulgate dalle autorità sanitarie, ma è necessario sviluppare resilienza e capacità di fronteggiare le situazioni di emergenza mantenendo la calma.

Eri in pensiero per i tuoi familiari e amici? Cosa ti ha aiutata?

C.V.: Fin da quando sono arrivata al Molino Giovanetti ho avuto tanti pensieri per la testa; dovevo capire cosa volevo da me stessa, su cosa avrei dovuto lavorare, come iniziare e portare avanti al meglio il mio percorso. In poche parole dovevo occuparmi di me stessa, prima che degli altri, per cui ho avuto la mente molto occupata e non ho avuto modo di pensare a molto altro. I miei familiari e gli amici li sento regolarmente, fortunatamente stanno tutti bene e non ho avuto preoccupazioni.

Qual è la persona che ti è mancata di più?

S.D.: La persona che mi è mancata più di tutte è stata mio padre, una figura molto importante per me. Fortunatamente alla fine è riuscito a venirmi a trovare e questo mi ha fatto immensamente piacere. La prima cosa che vorrò fare con lui, appena potrò uscire e tornare a casa, è una passeggiata nel centro storico della mia città.

Categoria: Storie

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