di Martina Forlani e Francesco Polverelli

Nel complesso lavoro che ci si trova a svolgere presso la REMS “Le Badesse” a Macerata Feltria si viene in contatto con pazienti sempre più difficili da classificare con gli attuali sistemi categoriali diagnostici usati attualmente (DSM-V) (ICD-10). Questa problematica ha fatto sorgere alcune considerazioni e domande…

Nella società odierna c’è sicuramente, rispetto al passato, una forte tendenza a “psichiatrizzare” e questo sta inevitabilmente creando una serie di nuovi scenari. In un mondo difficile da comprendere i servizi psichiatrici soprattutto negli ultimi anni si sono trovati “spinti” a farsi carico anche di persone che un tempo sarebbero state classificate come semplici “delinquenti”; l’aggressività sempre più frequente messa in atto pure negli ospedali (specie nel Pronto Soccorso), violenze fisiche, abusi sessuali, fino ad orribili gesti quali gli infanticidi, che purtroppo sentiamo ormai dalla cronaca quasi quotidianamente, spaventano indubbiamente una società che ha sempre più bisogno di capire e di etichettare per sentirsi più sicura e trovare adeguate soluzioni e strategie di prevenzione.

Questa paura che è del tutto giusta e fondata porta però ad una serie di ripercussioni tali per cui tutto ciò che non si comprende razionalmente o va un po’ “fuori dai binari” deve purtroppo talvolta diventare necessariamente un problema psichiatrico. La percezione del malato psichiatrico per quanto continui la lotta allo stigma è ancora connotata da un fondo di paura e questa paura è associata al fatto che possa essere una persona aggressiva.

Il tema dell’aggressività è molto lungo e complesso da affrontare e servirebbero dei libri forse per spiegarlo accuratamente, ma sicuramente possono esser fatti brevemente certi tipi di riflessione. È di certo vero che l’aggressività può esser presente in alcuni casi in una persona con sintomi psichiatrici, ma di certo non può esser considerata sempre un sintomo.

Il paziente psichiatrico può litigare e reagire con aggressività come può capitare alla maggior parte delle persone per esempio. In un’ottica evoluzionistica l’aggressività è considerata invece una risorsa: gli uomini primitivi stupravano uccidevano e rubavano e siamo ora qui grazie a loro! Non dico ovviamente che andrebbero ai giorni nostri utilizzate tali condotte ma prendiamo in considerazione meglio quanto sia complesso questo tema e come in altre società e in altri tempi è stata una condizione necessaria per l’evoluzione dell’uomo stesso.

Se assistiamo a condotte aggressive/violente/delinquenziali non riconduciamo sempre tutto a problemi psichiatrici ma cominciamo a riflettere!

Le cause sono tante… Può essere una scelta fatta in assoluta consapevolezza di far del male al prossimo per ottenere un beneficio personale. Può essere il modo di procacciarsi il pane quando ci si trova in situazioni di indigenza. Può essere una forma di difesa di fronte ad un pericolo. Strettamente correlato a ciò è il tema dei “malati
psichiatrici autori di reato” che appunto trattiamo presso la REMS: la capacità di intendere e di volere di una persona che commette un reato crea poi molta differenza nel
suo percorso di riabilitazione; non è sempre così chiaro (ed infatti è passibile di rivalutazione) se al momento del fatto tale capacità è compromessa o gravemente scemata.

Non necessariamente se una persona ha avuto o ha una diagnosi psichiatrica nel momento in cui commette un reato automaticamente può essere considerata incapace.
Ci si è trovati di fronte a persone che tale capacità la avevano. Se ad esempio una persona con un disturbo di personalità narcisistico o borderline (in fase di compenso)
sceglie deliberatamente di far del male ad un parente (quindi premeditandolo) perché a sua volta questo gli ha fatto gravi torti… non credo debba esser considerata incapace di intendere, ma credo che in ogni caso sia una persona che si può tentare di recuperare!

Allo stesso modo considerando l’abuso di sostanze troviamo che da un punto di vista giuridico può essere una situazione aggravante. Prendiamo ad esempio una persona
che deliberatamente utilizza alcool e poi si mette alla guida.. una volta che avviene un incidente a causa sua egli è una persona da curare o da punire? I modi ed i luoghi dove si possa tentare un recupero di una persona devono esser scelti con grande attenzione perché ciò può portare a gravi criticità per la persona in causa e per chi lavora in tali ambienti.

Non abbiamo per ora soluzioni da propinare se non affermare che nel nostro lavoro presso la REMS, tenuto conto di quanto esposto finora, sta diventando sempre più importante e opportuno in alcuni casi focalizzarsi meno sulla diagnosi, ma più sui singoli aspetti sintomatologici o comportamentali che la persona nella sua unicità presenta, cercando al contempo di trovare un modello condiviso di trattamento per quelli che sono i comportamenti aberranti che i pazienti, ma anche le persone “normali” autrici di reato presentano.

Si deve mantenere un atteggiamento molto flessibile e trovare soluzioni che calzino per i singoli casi. Non è un lavoro certamente facile, ma ci stiamo mettendo tutto il nostro impegno.

Categoria: Scienza&Salute

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