di La Redazione

Alla Serenity House, fra le varie mansioni che svolgono gli ospiti, c’è quella della cura di un’asinella, Bettina, e di una capretta, Heidi.

Si tratta del primo step dell’onoterapia, in cui la persona prima conosce l’animale toccandolo e accarezzandolo, poi lo spazzola, lo pulisce e si occupa di tutto ciò che riguarda il suo benessere. Gli obiettivi che noi educatori ci siamo proposti sono: rinforzare l’autostima e l’autocontrollo, imparare a gestire le emozioni; promuovere lo
sviluppo dell’autonomia nelle scelte personali e nelle attività con l’asinella; sviluppare le capacità empatiche e di aiuto reciproco e, non per ultimo, ritrovare la propria dimensione affettiva tramite la relazione con l’asino.

Le caratteristiche fisiche dell’asino, la grandezza della testa e degli occhi, generano la tendenza a prendersi cura di lui, stimolando l’emergere della propria affettività. Il suo
essere paziente, non irruento e curioso, facilita la relazione con l’ospite, il quale, si avvicina all’animale, con sicurezza e tranquillità. Per tutto questo gli asini sono “facilitatori nella costruzione di processi motivazionali, essendo in grado di promuovere, attraverso stimoli attivi e positivi, lo sviluppo sia psico-emozionale sia
psicocognitivo delle persone” (De Rose et al. 2011).

Come tutti gli animali, anche l’asino rispecchia i nostri stati d’animo comportandosi di conseguenza: questo è importante per il percorso terapeutico perché prima con l’intervento dell’educatore e gradualmente in maniera autonoma, l’ospite impara l’autocontrollo e a gestire le proprie emozioni: se entrano nella stalla nervosi e con atteggiamenti bruschi, in qualche modo, chi più facilmente chi meno, cambiano atteggiamento e alla fine si avvicinano all’asinella con calma, l’accarezzano, la coccolano
e spazzolandola si rilassano.

Questa dell’asino, e una mansione che richiede in modo particolare la costanza: andare ad aprire la stalla, per fare uscire l’asinella e la capretta, dare loro da mangiare,
cambiare l’acqua, pulire la stalla… sono compiti che non possono essere rimandati al tardo pomeriggio o all’indomani, quindi, “voglia o non voglia”, è un appuntamento che non si può rimandare. Questo rinforza la responsabilità ed anche l’autostima perché li fa “sentire utili”.

Durante la manutenzione della stalla i ragazzi a volte raccontano episodi dei loro vissuti, a volte scherzano e cantano e altre si scontrano. Ruolo dell’educatore è di guidarli partecipando attivamente alla mansione, di fare da mediatore, qualora sia necessario e di osservare, fare attenzione alle dinamiche che emergono e al modo in cui nel tempo imparano ad organizzare autonomamente il lavoro e a collaborare.

“Mi chiamo Luca e sono l’ospite responsabile di questa mansione poiché è da circa un anno che la svolgo con impegno e costanza. Bettina è un’asinella molto affettuosa:
tutti i giorni mi viene incontro e quando mi appoggia la testa sulla spalla e si avvicina al viso, non posso fare a meno che abbracciarla e coccolarla. Spesso, quando vuole giocare, mi viene a punzecchiare e a provare a prendermi gli arnesi che sto usando, per attirare la mia attenzione; allora io mi prendo una pausa e gioco con lei come fossi un bambino. Al proposito, Bettina mi ha riportato alla mente quando all’asilo, sotto il periodo natalizio feci una foto sopra un asinello: felice e spensierato ricordo di quando avevo quattro anni. Sinceramente non pensavo che questa esperienza mi avrebbe fatto provare così tante emozioni, portandomi nel cuore tanto amore e rispetto
per gli animali e la vita”.

Categoria: Scienza&Salute

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